SOCIO. TRA OTTOCENTO E NOVECENTO

LA GENERAZIONE DEI CLASSICI




Vilfredo Pareto (1848-1923), studioso italiano 

Pareto fu un famoso economista. Lui si era occupato dei comportamenti economicamente razionali dei soggetti sociali, ovvero di quelle azioni che permettono di ottenere il massimo di benessere possibile col minimo dispendio nel contesto di certe condizioni prefissate. 



Nel corso delle sue ricerche, si rese conto che in realtà solo una parte limitata dei comportamenti umani può essere studiata. La maggior parte dei fenomeni sociali è costituita da comportamenti emotivi, tradizionali, rituali o rigidamente ideologici; ovvero da comportamenti che dal punto di vista economico sono irrazionali




Pareto individuò nella sociologia la scienza in grado di studiare e  spiegare quei comportamenti irrazionali che costituiscono gran parte dell'agire sociale e che  sfuggono all'osservazione dell'economia. 

Per questo negli ultimi anni della sua vita si dedicò agli studi sociologici, pubblicando un Trattato di sociologia generale (1916), in cui espose i risultati raggiunti.









Pareto introduce il concetto di  azione logica. Un'azione è "logica" quando l'individuo sceglie il mezzo giusto per ottenere il fine desiderato. Il mezzo giusto è il mezzo che, tra tutti quelli disponibili, consente di raggiungere il  fine col dispendio minore. 



Tutte le azioni umane prevedono la scelta di un certo mezzo per ottenere un fine. Esse sono logiche quando il mezzo è il più adatto al raggiungimento dello scopo, non  logiche quando il mezzo è meno adatto.

es: Per andare da un luogo a un altro, l'azione logica consiste nel seguire la linea retta che li congiunge, perché ogni altra traiettoria sarebbe più lunga. Se però si tratta di due punti di una città, spesso l'azione logica consiste nel seguire non la strada più diretta, ma quella meno trafficata. 





Le azioni non-logiche non sono azioni "assurde", illogiche, sconclusionate. Possono essere molto razionali ,ma il problema è che invece nella  realtà non consentono di raggiungere lo scopo in maniera efficiente. 

Esistono diverse forme di azione non-logica. La più diffusa è quando non vi sono nessi reali ed efficienti tra mezzi e fine, ma  chi agisce pensa che una connessione esista.

es. quando scegliamo la strada  meno trafficata per andare da un luogo all'altro, incrociando in un intoppo imprevisto. 



Solitamente i mezzi che abbiamo scelto non ci consentono di ottenere  esattamente  quello che volevamo ottenere; infatti le nostre azioni razionali  infatti, sono dunque in gran parte non-logiche, e la vita della società è ampiamente determinata dalle azioni non-logiche. 


Tali forze condizionano profondamente l'azione degli esseri umani e sono dette da Pareto residui, poiché si tratta di sedimenti irrazionali di una vita animale che nella sua visione continua a limitare l'esercizio della razionalità. 





Questa teoria dell'azione sociale induce Pareto a elaborare una teoria elitista della società.

Se il comportamento umano è prevalentemente  irrazionale ,coloro che riescono ad agire in maniera logica  ottengono un vantaggio importante nei confronti di tutti gli altri, sia perché raggiungono i propri  scopi più rapidamente e sicuramente degli altri, sia perché possono volgere a proprio favore perfino le azioni non-logiche altrui. Le azioni non-logiche, infatti, possono essere utilizzate come strumenti per ottenere un fine concreto, dunque in funzione di un'azione logica. 

es. si può praticare la religione, che per Pareto è un esempio di azione non-logica, allo scopo di ottenere consenso e approvazione da un certo gruppo sociale, e quindi di fortificare il proprio potere all'interno della società.


Quando ci si comporta in questo modo si compie apparentemente un'azione non-logica , ma in realtà ci si comporta razionalmente rispetto a uno scopo, quello di guadagnare consenso.

Pareto ritiene che questo tipo di soggetto, essendo più "scaltro" degli altri, sia destinato a occupare posizioni di vertice nella gerarchia politica e sociale

La capacità di agire logicamente e di utilizzare logicamente anche le azioni non-logiche è ciò che per Pareto contraddistingue l'élite, cioè la classe dirigente della società, differenziandola dalle altre classi sociali e rendendola adatta a esercitare il potere.





Quando Pareto parla di élite si riferisce, a due cose diverse;

1.pensa a quell'insieme circoscritto di persone cui è riuscita la "scalata" nel mondo professionale.(es. Un industriale di successo) 

2. l'élite coincide con l'esiguo numero di individui che esercitano funzioni di governo in una nazione.


Se le ricchezze sono distribuite in maniera diseguale, è perché c'è un gruppo di pochi ('élite) che prevale sui molti (la massa). 

Poiché gli strumenti a disposizione sono essenzialmente due: la forza e l'astuzia, la "scaltrezza", l'élite può costringere o convincere la massa a obbedirle.





I fatti testimoniano che le élite raggiungono il potere, lo mantengono per un periodo variabile e poi decadono. In altre parole, sono instabili e si avvicendano con una notevole frequenza.

Ciò accade perché i "pochi" sono in genere dei militari e rischiano di perdere la vita sul campo di battaglia. Inoltre, perché le élite, con il passare del tempo, smarriscono la vitalità che le contraddistingue e non sono più in grado di ricorrere alla forza in maniera soddisfacente.





Georg Simmel (1858-1918) è uno dei padri fondatori della sociologia famoso per quanto riguarda lo sviluppo delle città e delle metropoli europee. 


Simmel ha una visione particolare della sociologia.Egli  distingue dalle altre scienze sociali, alla contrapposizione tra "forma ``e "contenuto". Le altre scienze sociali si caratterizzano per il possesso di determinati contenuti: es.la psicologia, studia i processi che avvengono nella mente umana, la storia si occupa di ricostruire gli avvenimenti del passato ecc..


La sociologia, si cimenta in maniera molto più generale con ciò che accade quando gli individui entrano in contatto e agiscono insieme, attribuendo un significato alle cose che hanno e a quelle che vedono stare dagli altri.





Le forme sociali fondamentali sono la diade e la triade. La diade indica l'insieme di due soggetti. 

Mentre, la triade non è autonoma rispetto alle parti che la compongono. Se alla diade si aggiunge un elemento, si ottiene la triade.

L'interazione delle persone, quindi, può essere spiegata facendo ricorso alle categorie elaborate dalla sociologia formale


Simmel è il primo grande studioso dei fenomeni sociali caratteristici degli enormi metropolitani formatisi in seguito all'industrializzazione. Osservando con attenzione ,la sua città Berlino

lui sviluppa la sociologia formale.

di cui era testimone del passaggio, che avviene nei grandi centri, dalle forme di vita più tradizionali a quelle moderne e tipiche della vita urbana; passaggio in cui divengono

particolarmente visibili molti importanti fenomeni di trasformazione nei rapporti tra le persone (economici, sociali, culturali). 





La metropoli è quel luogo in cui le condizioni di vita, sono caratterizzate dall'alta frequenza degli incontri quotidiani con altre persone, impongono un atteggiamento di distacco, di distanza sociale,

di riservatezza.


Un altro motivo, oltre all'utilità che porta gli individui a entrare in contatto reciproco la socievolezza insita

in ciascuna di esse che fa si che 

possano incontrarsi.

Essa ci spinge a cercare un contatto con 'altro non per la funzione che egli potrebbe svolgere a 

nostro vantaggio, ma per il piacere della socievolezza stessa, per il piacere delle relazioni sociali.



La moda :


La metropoli è dunque la sede fisica di fenomeni sociali nuovi, tipici della società

moderna. Uno dei più evidenti è il fenomeno della moda, caratteristico del  mondo dell'abbigliamento.

La moda, nasce da una spinta all'imitazione, da un'esigenza delle persone di omologarsi, sicché si è 

portati a fare ciò che la massa fa. La moda è anche un meccanismo attraverso il quale certe 

persone , possono distinguersi dalla massa e introdurre nuove mode; la moda, quindi, appaga

anche «il bisogno di diversità, la tendenza alla differenziazione, al cambiamento, al distinguersi».


Il denaro:

Si tratta di una delle indagini più interessanti e note di Simmel, dove egli mette 

in discussione alcuni capisaldi dell'economia classica.

Marx aveva affermato che per conoscere il  valore di mercato di una merce, ovvero di un oggetto in vendita, bisogna calcolare il tempo medio necessario per produrlo. Per l'economia classica, il valore di un bene si determina in funzione del suo livello di scarsità: quanti più esemplari sono disponibili, tanto meno essi costeranno.





Per Simmel, invece, le cose stanno diversamente. La relazione tra esseri umani e dominata dallo 

scambio. Noi scambiamo quando intratteniamo rapporti economici, ma lo facciamo pure quando in 

gioco ci sono l'amicizia o l'amore. È la relazione che dà valore all'oggetto.

Quindi per stabilire il valore di un oggetto una rilevanza fondamentale ricoprono il desiderio o il bisogno di appropriarsene. Lo dimostra la differenza di prezzo che si sarebbe disposti a pagare per una borraccia d'acqua trovandosi in mezzo al deserto.

L'essere umano, è portato a dare alle cose un valore :oggettivo, esterno, indipendente.


Il denaro è lo strumento di questa oggettivazione del valore delle cose e finisce per creare un'equivalenza matematica tra tutte le cose, per togliere loro l'originaria individualità.

Nell'economia monetaria il denaro tende a divenire il medium universale che lega tra loro tutte le 

cose, e anche le persone, dando a ogni cosa o prestazione lavorativa un valore equiparabile a 

quello delle altre cose e disperdendo l'individualità delle persone, degli oggetti, dei desideri, dei sentimenti.











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